Come ti muovi sbagli: Il sempiterno sorriso di Gianni Di Gregorio rischiara le Giornate degli Autori

Il cinema di Gianni Di Gregorio è sempre più quieto e luminoso, una formula contro il logorio di molta contemporaneità cinematografica. Il suo sorriso bonario ha rischiarato l’ultima proiezione delle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia.

Ad ogni sua nuova incursione filmica, Di Gregorio (ri)entra nelle nostre vite spettatoriali, come uno spirito guida in grado di indicarci una via alternativa al chiasso e alla frenesia mediatica in cui siamo costantemente immersi.

In Come ti muovi sbagli, Gianni veste i panni di un nonno solitario, ex professore di lettere impegnato nella conclusione di un importante saggio. L’arrivo improvviso della figlia Sofia e dei nipoti gli sconvolge l’ordine delle cose, riaccendendo però il tiepido calore familiare

E’ bello vedere qualcuno capace ancora di misurare gli spazi del set, lavorare sulle pause, sugli sguardi e costruire le gag senza forzature. Con il semplice accenno umoristico di un grande osservatore dello scorrere quotidiano.

Un cinema placido solamente in superficie, in grado di scandagliare i rapporti umani e il destino che a volte li lega, con uno spessore analitico che abita fuori dal tempo.

Un autore in punta di piedi

In questo suo ultimo lavoro torna la sua Roma, costrutto urbano fatto di piccole cose che hanno il sapore di tempi perduti. Gli arancini, i tipi da bar, Un dollaro d’onore alla TV e Zorro, l’eroe mascherato ravvisato dalla nipote Olga nei tratti di un giovane garzone di rosticceria.

Gianni e la sua maschera

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